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il fratello greemEro... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette!
July 20 rosicare può far bene (qualcuno sa perchè)nel luglio del 1987 michela di luino mi chiese un bacio per salutare l'estate che ci aveva visti fremere all'ombra delle scalinate bianche del gargano solo con la fantasia durante le corse e il nascondino estivo e che per la prima volta mi definiva strutturalmente come appartenente ad un genere specifico senza soluzione di continuità dalla prepubertà all'ultima eccezionale scopata. avevo dieci anni ma, nonostante il tremore delle mie esili ginocchia da cerbiatto del sud senza l'attuale panza e senza lasciarmi cogliere dal più che sensato senso di inadeguatezza in cui incappare per la nuova sensazione mai provata prima, acconsentii a sperimentare quello che si prova a poggiare lo strumento con il quale da sempre ti sei nutrito e hai comunicato su un altro strumento simile. il tutto per scoprire che l'umidiccia componente del tuo viso si trasforma così in strumento di nuovo nutrimento e nuova comunicazione. in effetti non può definirsi primo bacio (venivano a mancare componenti essenziali per tale definizione che avrei scoperto pochi anni più tardi) ma la reazione di michela fu assolutamente positiva, con un entusiasmo mostrato che supera in alcuni casi di gran lunga alcune reazioni di fronte alle quali mi sono trovato in anni di maturità sessuale (con mio sommo detrimento interiore). questo entusiasmo è bastato a strutturare in me l'idea che il bacio è fuor di dubbio un'arma di mia competenza, forse la migliore arma in mio possesso (continua il detrimento) e ogni volta che ho potuto l'ho usata a mio pro, senza paura, senza tremore anche negli anni della panza. c'era la luce buona delle stelle e una quantità infinita di coca-cola nella sala condominiale del 1990 di fronte al box di mimmo. c'era l'occupazione e lorenzo zecchino alla chitarra nel '93 nei corridoi di un quasi deserto liceo classico e nelle scale che portavano a un secondo piano abbandonato colmo di banchi in disuso. c'era la chitarra anche sulle rive adriatiche abruzzesi del '94 durante i primi cenni di revival degli anni settanta quando ancora non avevo capito che avrei preferito nascere vent'anni prima. ho visto sudori, sorrisi, lacrime sulle fredde panchine di un circolare giardino foggiano. ho visto il senso del pudore sulla faccia della suora che entrava improvvisamente nello scompartimento dell'espresso (ormai soppresso) foggia - roma delle 09.15 del 1998. questa arma è stata l'inizio e la fine di intrecci increspati e linearità relazionali. e mai - dico mai - nessuna aveva avuto qualcosa da eccepire.
doveva esistere l'anno 2008 nella storia del mondo per avere una dissidente.
a lei auguro dal più profondo del mio animo, passando per la bocca, il più esteso, pustoloso, incrostato, antiestetico e antierotico herpes. that's all. June 12 (lunghe) conversazionic.d.c (compagna di chat) scrive - ascolti i baustelle???? incredibbbole greem scrive – vabbè, non è che si entra così nella vita privata delle persone c.d.c (compagna di chat) scrive - rifacciamo? Toc toc… si può? 'nasera greem scrive – salve! cos'è quella faccia c.d.c (compagna di chat) scrive - la faccia della tristezza (diapositiva di una lamentosa c.d.c.) c.d.c (compagna di chat) scrive - e niente... che dobbiamo fare? che poi mi devi portare le arance in galera e non mi va perchè le arance non mi piacciono molto però, se mi porti le ciliegie... greem scrive – vabbè manco a me piacciono i baustelle ma li ascolto uguale c.d.c (compagna di chat) scrive - qual è la connessione tra arance e baustelle? o tra baustelle e una condanna per omicidio? cacchio… ecco greem scrive – vabbè, allora uccidi con i baustelle c.d.c (compagna di chat) scrive - preferisco rachmaninov greem scrive – hihihihihihi c.d.c (compagna di chat) scrive - sei cattivo! [ride come una scema] c.d.c (compagna di chat) scrive - ma sei a casa o al lavoro? greem scrive – casa ma al lavoro c.d.c (compagna di chat) scrive - nel senso che ti sei portato il lavoro a casa, si? (dimmi di si) greem scrive – non sono io quello che dorme al lavoro c.d.c (compagna di chat) scrive - povelo lui... greem scrive – … c.d.c (compagna di chat) scrive - stai ballando? greem scrive – sto ridendo del tuo bramato c.d.c (compagna di chat) scrive - e perchè? greem scrive – no, niente [bieca modalità curiositàttivante] c.d.c (compagna di chat) scrive – noooooooooooo maledetto parla! non si fa così con una scimmia urlatrice! e dai....dicimi qualche cosa… ti prego… io...io...io... fono la prefidenteffa del tuo fans club... me lo devi! greem scrive – posso riportare sul mio blog solo l'ultima frase di questa conversazione? c.d.c (compagna di chat) scrive - va bene greem scrive – mitico!!! c.d.c (compagna di chat) scrive - si,ma.... e dimmi!!! sei un maledetto!!!!! greem scrive – … uff… sempre lì a lacrimare… va bene. te lo dico… o no? non lo so… c.d.c (compagna di chat) scrive – eddai! ti pregoooooooooooooooooooooo greem scrive – … ok… devi saper che negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. il padrone di casa di colui che per mantenerne segreta l’identità chiameremo alfredino sentì dire che nella zona in cui vive alfredino ci sarebbe presto una supervalutazione degli immobili. per questa ragione comunicò ai suoi inquilini l’intenzione di vendere la casa. in quel momento l'alfredino si rese conto di dover prendere una decisione: scegliere tra l'offerta del suo coinquilino di andare a vivere con lui e la sua donna, il tutto in cambio della gestione domestica (lavatura, asciugatura, stiratura) supervisionata però dalla padrona di casa ossessivo-compulsiva. oppure rendersi autonomo. non sentendosi pronto per affrontare gli sbrocchi quotidiani della sua possibile futura coinquilina nonché supervisionatrice e non volendo… SOPRATTUTTO… fare un torto alla donna che brama, che avrebbe potuto avere da ridire nel vedere il suo uomo condividere lo stesso tetto con una donna ignota alla detta bramata l'alfredino sceglie l'autonomia. acquista a prezzo esorbitante la casa dove vive perchè sa che un giorno qualcuno avrebbe scritto qualcosa su internet al riguardo e oggi si ritrova a dover sostenere un mutuo di 3500€ al mese per 25 anni. così, mentre di giorno è l'affermato professionista che tutti conosciamo di notte diventa… CONSUELO MARIA! [che i clienti per comodità chiamano LOMARA] in questo modo riesce a far fronte alle spese ma sta meditando seriamente di diventare un supereroe stipendiato dal comune di roma, tipo batman, solo che la polizia di romancity utilizzerà un faro che riflette nel cielo un rasoio al posto del pipistrello, non solo in onore della sua pelata, ma in ricordo di quando, per guadagnare due lire in più, si depilava COMPLETAMENTE per la gioia dell'avv. Tampironi, affezionato cliente, e di quelli che meglio lo ringraziavano a suon di mancette. fine. c.d.c (compagna di chat) scrive - povelo... greem scrive – vabbè… se devi piangere ogni volta… c.d.c (compagna di chat) scrive – … … … quindi tutte le case che ha visto durante l'anno... tempo perso và! mi raccontava degli agenti immobiliari che erano più scazzati di lui… tanto sapevano che non avrebbe mai comprato… greem scrive – non erano agenti immobiliari…
greem scrive – sì, penso che questa conversazione diventerà un post… mi serve solo un finale in stile. che dici? c.d.c (compagna di chat) scrive – spè… l'uomo che mi brama mi sta trillando… June 02 certezze...se rinasco voglio essere una femmina bisex. così potrei masturbarmi pensando al doppio delle persone a cui penso quando mi masturbo oggi.
[con alfio, crest super, oettinger super 8.9 e tanto, tanto pampero especial] May 25 bidon-ville vs pleasant-ville (ovvero dietro ogni sòla c'è un'isola dell'egeo)correva l'anno 1991. quattordici anni (e un cuore pieno di paure) fermo immobile per circa venticinque minuti. clima temperato. anzi no, mi sa proprio pioggia. a quel punto mi dico "boh... sarà dentro a prendere i posti...". perchè si sa che nella mia ridente cittadina d'origine alle sei del pomeriggio di un qualsiasi mercoledi al cinema a cinquemila lire rimane difficile trovare posto. e così entro. e finalmente, con un posto vuoto, seppur non l'unico, accanto a me, comincia il film. [so che trentacinque minuti d'anticipo sanno molto di disturbo ossessivo, ma alle volte l'emozione ti fotte alla grandissima, senza contare l'assenza di auto, cellulare, autostima ecc...]
quella volta nessuno arrivò e mi ritrovai sulle puzzolentissime poltroncine del capitol solo a vedere quello che sarebbe poi diventato il film più bello che abbia mai visto, scoprendo per la prima volta il piacere estremo della solitudine e riuscendo a godere dell'arte cinematografica come pochissime altre volte mi è capitato nel mio successivo diciassettennio. e quel piacere compensativo autoerotico provato in quella solitaria pomeridiana ha totalmente cancellato l'infinito elenco di vaffanculo accumulati e messi da parte per la simpaticissima bimba dell'epoca datasi alla macchia per motivi che ancora feriscono il mio labile cuore adolescente (quello adulto è di una pigrizia imbarazzante... tra un po' ci litigo).
casualmente, diciassette anni dopo, mi ritrovo, dopo aver tollerato una coverband dei led zeppelin, la becks alla spina, la festa di compleanno del figlio prepuberale dei titolari del locale dove con larghissimo anticipo sul concerto ci siamo ritrovati, la difficoltà comunicativa legata alla lingua (da quattro mesi in italia, cazzo, metti in fila due verbi, no?) e soprattutto dopo aver tollerato il peggior rifiuto della storia, alle 03.30a.m. alla fermata dell'autobus (assenza di auto in comune con la precedente esperienza, ndr) con un imbarazzante quanto finto "io stanca, meglio bus di scooter" (?!!!?!!!!!?!!?) fisso comunque l'appuntamento: è per il primo giorno successivo al terzo dalla prima volta. così, quattro giorni dopo, come diciassette anni prima, sono lì, solo, con un clima molto vicino alla pioggia (maledettissimo piovosissimo maggio). e non c'è nulla da vedere. se non chilometri e chilometri di nulla e gente che non è neanche lontanamente come quella stupida ragazzina americana stanca tanto stanca da evitare di farsi accompagnare a casa. e tanto stronza da non presentarsi all'appuntamento. riparte due giorni dopo, ergo, e sottolineo ergo, addio.
questa volta ho un'auto e un cellulare. e pure l'autostima. quello che mi manca è un film per godere.
via. si torna a casa. alla ricerca di altre forme di piacere compensativo autoerotico. ho già un idea... May 11 l'uomo sbagliato (sulla via dell'arte)la panzanella. il nero d'avola o il dolcetto d'alba. gli gnocchetti profumati aromatizzati. il cous cous. sì, il cous cous non può mancare in un aperitivo che si rispetti. la cosa impressionante è che non mettevo piede qui da circa tre anni. nulla è cambiato. e il tavolone al centro fa sempre chic. e stai lì a sentire storie su storie su storie del tuo amico di turno. basta poi un attimo di silenzio per cominciare a cogliere meglio l'atmosfera, fatta di "il copione non mi è ancora arrivato" e "poi pensavo di partire un paio di giorni prima" e poi ancora "credo che riuscirò a prorogare la mostra" senza nulla togliere al "davvero male ha suonato quell'idiota" e ancora ancora e di nuovo ancora. queste discussioni mi rapiscono (più giusto sarebbe dire entrano come lo zoccolo di un cammello ricoperto di mou misto a piume d'oca dritte sulla membrana che ricopre il mio timpano) e lo sgurado attento che prima dedicavo al mio amico si muove intorno a me in pieno burnidentity-style. solo allora mi rendo conto che il favoloso locale che non frequentavo da tre anni, nel mentre dello gnocchetto e del cous cous, si è riempito in meno di dieci minuti di quello che sintatticamente, ma anche semanticamente ed in fondo strutturalmente, potrei definire "figa". di quella particolare qualità che per superare lo scoglio delle prime dieci parole da scambiare devi avere una competenza linguistica da q.i.109, senza togliere l'esperienza di almeno una sessione di quattro spettacoli teatrali all'attivo in teatri veri (e non nelle cantine dove vengono gli amici e tu ti senti figo perchè sono venuti più amici tuoi che quelli del protagonista). e soprattutto è fondamentale la collaborazione, cogliere l'attimo per inserirsi nella conversazione, un buono scambio di battute con la giusta compagnia, il non essere soli per condividere gli obiettivi, riuscire a definire al volo la distribuzione dei ruoli e intendersi sul da farsi, sugli spostamenti. perchè si sa che là fuori è una guerra, e se non sei jhon rambo, da solo non ce la puoi fare. hai bisogno dell'amico giusto. è nel preciso momento in cui faccio questa considerazione (con il riproporsi della panzanella) che il mio sguardo termina di percorre le sinuose linee dei vestitini delle belle attrici, le voluttose capigliature bionde delle cantanti e le affusolate dita delle pittrici, per tornare a guardare dritto negli occhi il mio amico. gay.
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blog spot (ovvero ciò che incontro e avidamente prendo)
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